IO SONO LA MIA CORTECCIA
 
Io sono carne
sono donna,
la mia saggezza nei miei silenzi
assaporata nelle lunghe sigarette.
Mi lancio al cielo nei sogni
appoggiata alle mie radici.
 

(33cm x 34), china acrilico e bianchetto su carta invecchiata.
 

 

LA GENEROSITÀ DELL'OZIO
 
 
LA GENEROSITÀ DELL'OZIO
(125cm x 95) acrilico e bianchetto su pannello truciolare.


 

Lavoro su commissione
MISS CAPITAN HERIKISS

(45cm x 43) china, acrilico, bianchetto su carta invecchiata.

 

Affogando nella realtà
COME CHI VUOLE LA LUNA

 
(45cm x 45) acrilico, china, bianchetto su carta invecchiata.
 

LO SPECCHIO SVELATO

 

Non è detto che ci riconosceremo in tutti gli elementi del coro e quindi del progetto: l’azione diretta del pubblico questa volta è la sollecitazione a soffermarsi e prestare attenzione ad ognuna delle singole voci, ad alzare quel velo che consente la risonanza tra la nostra parte del male, autoprodotta, autoportata, autoalimentata, e quella che vediamo rappresentata.
La visione del progetto diventa quindi parte di una performance nella quale il pubblico diventa componente fondamentale attraverso l’azione imposta del soffermarsi su ogni singola opera collocata a terra e seminvisibile se non riducendo la distanza fisica prima ancora che simbolica tra l’osservatore e l’opera stessa. 
Settembre 2020, Daniele D'Antonio
 

Oppressa da uno scenario altamente competitivo in termini iconografici , saccheggiata e costretta sulla difensiva da un incedere incessante di feticci e simulacri d’ogni sorta, l’arte attuale si difende optando per un atteggiamento in bilico tra adesione al reale, in termini di confronto serrato mediato dal tramite degli ausili offerti dalla tecnologia, e calcolato ritrarsi iconografico tra le pieghe del simbolo e di una ritrovata dimensione artigianale della creazione.
Dimensione che si esplicita in vari modi e maniere, col tramite della pittura o di una competizione alla pari con gli oggetti e i comportamenti d’uso comune, intesi sia in senso concreto e tangibile che metanarrativo, sfidati sul loro stesso terreno con pratica demistificante ed ironica.
Questa nuova dimensione “artigianale” dell’arte, in particolare di quella italiana, attualmente assai sottovalutata nello scenario internazionale, rappresenta qualcosa di inedito, che si manifesta con modalità differenti rispetto ad episodi passati.
La vocazione ad un ‘arte “totale”, rinvenibile anche in forme di grafica che tendono alla creazione di un linguaggio proprio, lontano dalle mode, con una grammatica ed un vocabolario originali, per riuscire a comunicare in un mondo già saturo di segni, in un design ecosostenibile, nella Street Art ed in particolari forme di artigianato artistico metropolitano, costituisce una novità rilevante nello scenario degli ultimi anni.
Quella di Marco Martz è un’arte fortemente impegnata nel sociale, che collega al presente la memoria storica delle immagini che hanno caratterizzato l’immaginario collettivo a partire dall’Ottocento, quando il dominio dell’arte si è spostato dal rituale al politico e gli artisti hanno rivendicato un ruolo da protagonisti in grado di influenzare il potere, creando una dimensione estetica diffusa e partecipata.
L’artista esprime contenuti di estrema attualità adoperando una raffinata tecnica dal sapore antico, dove china, acrilico e bianchetto su carta invecchiata danno vita a composizioni dalla valenza simbolica, che coniugano il piacere della manualità e della decorazione, alla evocazione concettuale del contenuto.
La sua è una dimensione allargata, che si esprime nella composizione bidimensionale, ma anche con la predisposizione di apparati scenografici ed il muralismo.
La creatività di Martz si espande anche nella dimensione ambientale, come nel caso di questa installazione, dal titolo “Lo specchio svelato”, dove le opere saranno visibili dapprima nel cortile di via Rocciamelone 11, e successivamente allestite presso la Galleria del Museo d’Arte Urbana.
Nel progetto di Martz una serie di illustrazioni di piccolo formato deflagrano al di fuori del canonico spazio espositivo per disseminarsi, secondo una pratica tipica dell’avanguardia novecentesca, negli anfratti del cortile.
La disseminazione è una categoria usata dal filosofo Derrida negli anni Settanta relativamente al linguaggio e da Filiberto Menna per lo specifico dell'arte, per indicare una sorta di deflagrazione dal sito bidimensionale verso l'ambiente e lo spazio.
Gli spettatori dovranno diventare protagonisti dell’evento, itinerando lungo lo spazio per scovare le opere e specchiarsi in esse, riflettendo sul tema che l’artista propone, la dimensione ed il concetto del male e del disagio di vivere dentro la dimensione incerta dell’oggi, tra timori e speranze, alla ricerca di un riscatto che l’arte può aiutarci a trovare.
Edoardo Di Mauro
 
Foto di Daniele D'Antonio


IL TEMPO DI CASA 
Trittico in tecnica mista

Dalla valigia esce un passato dal filo lungo. Mi lega ad una storia, ad una famiglia di pastori dignitosi, di militari, di migranti, ad un nonno che non ho conosciuto e che fumava il sigaro. Io così lontano, senza eredi e spesso spaesato, io che sono nessuno, io impegnato, io artista, io che fermo il tempo, il mio, sulla tela. Questa volta con la carta, la colla, l'acrilico, documenti del '40 del '60, '70, '80 segno una linea, rilego quel filo tra chi questa storia la conosce, ancora la vive e vi si tiene, ci tiene. Con poche linee e tanta colla mi stringo ad un tempo, il tempo che non finirà.
È pacifico, leggero, pregno e soave sentirsi uniti ai volti somiglianti della propria casa.









GROVIGLIA

Sei tu?
Sei il frutto della mia fantasia?
Che marchi il mio autismo,
confondi il mio dentro con quel che dovrebbe restar fuori.
Groviglia sei tu?
Che riesci a pietrificarmi,
a tenermi lontano
legato immobile a ciò che non so,
di me, di come si fa, di come si muove
chi semplice sa.

(43cm x 45) acrilico, china, bianchetto su carta invecchiata